I DIARI DI SYLVIA PLATH

Sto leggendo un altro diario celebre, quello della scrittrice Sylvia Plath, considerata una delle esponenti più importanti del femminismo nella letteratura, la cui vita è diventata un mito e un culto anche in considerazione di come è terminata, con un suicidio in verità lungamente caldeggiato dalla stessa, che aveva sofferto per anni di depressione.
Avevo già letto la Campana di Vetro, il romanzo scritto prima della morte, anche se le sue opere più celebri sono poesie, messe insieme nella raccolta poetica Ariel. Quelle vorrei leggerle tutto, ma come è ovvio mi frena il fatto che la traduzione dall’americano all’italiano sicuramente farebbe perdere molto del reale significato e soprattutto del suono, delle poesie. E’ soprattutto il suono, oltre che il contenuto, che mi attira di una poesia, e per quanto riguarda quelle straniere ci vuole un bel po’ di approfondimento e la capacità di riuscire a tradursele mentalmente leggendole in lingua originale.
Nel frattempo, avendo scoperto che mi piacciono molto i diari delle scrittrici o degli scrittori, considerato che da tanti anni ne tengo uno anche io fra altri e bassi, ho voluto leggere anche il suo diario, che per lo meno è racchiuso tutto in un solo volume ( almeno il sunto più importante) mentre non sono ancora riuscita a reperire i diari da 5 tomi di Anais Nin, introvabili qui nelle librerie baresi.

Comunque, i diari della Plath sono molto diversi da quelli della Nin, e decisamente più simili nei contenuti a quelli del mio. Forse perché la Plath aveva 20 anni mentre scriveva le pagine che sto leggendo, riesco a comprendere meglio i contenuti delle sue lettere, del suo quotidiano malinconico.

La Plath vendeva molti articoli e poesie, si laureò con una tesi su Dostoevskij ( la stessa identica cosa che sogno di fare io, porca miseria!!!) era ammirata e adorata da molti uomini perché affascinante e dalla personalità intrigante, eppure la sua vita l’ha condotta in una condizione di depressione tragica, ha subito anche l’elettroshock e la permanenza in un manicomio, che a giudicare dai risultati, servì a ben poco. Era ossessionata dallo scorrere del tempo, che sentiva sulla sua pelle scorrere come il ticchettio di un orologio instancabile, era ossessionata dall’idea di di avere una vita ordinaria, reclusa magari in un matrimonio che l’avrebbe relegata in ruoli nei quali la stessa non riusciva ad immaginarsi. Sognava l’empatia intellettuale ed erotica con gli uomini che incontrava ma, puntualmente, ne restava delusa e si rendeva conto di averli messi su di un piedistallo per poi scoprire di aver costruito una statua per persone ben inferiori a lei, alle quali tuttavia lei aveva dato tutto.

Tutto questo, insieme all’angoscia di non riuscire a produrre qualcosa di fantastico e di importante della sua vita, l’hanno evidentemente portata a decidere di terminarla… Si sposò infatti con un altro poeta americano, Ted Huges, ed ebbe dei figli, ma la divisione che la vita di madre e la vita per se stessa le comportarono, la spinsero a cercare la morte nel gas di un forno,
Cosa mi colpisce di lei è la sua estenuante ricerca di una perfezione letteraria. La Plath si dibatteva continuamente in un caos interiore che ben poco aveva a che fare con la sua vita esteriore, apparentemente invidiabile anche a suo dire. Era in costante ricerca di miglioramento in campo letterario, lei che spesso si trovava ad invidiare scrittori più bravi di lei, disdegnando invece l’importanza del suo pensiero così tragico e allo stesso tempo moderno. Inoltre si dimenava in questa voglia incontrollabile di fare del tempo della sua vita qualcosa di bello e di meraviglioso. Non voleva che la sua vita scorresse con lo spreco delle sue possibilità, e cosi ogni giorno sapeva ripromettere a se stessa che avrebbe fatto un mucchio di cose il giorno dopo, per poi svegliarsi nel letto, dopo aver sognato una vita euforica, spesso malata e febbricitante, immobile ed incapace di alzarsi da letto, con tanta voglia di morire , di tornare nell’utero materno che l’avrebbe protetta dall’infelicità.

Sebbene purtroppo, come spesso accade nei mestieri artistici, proprio adesso il suo nome è tristemente noto nella letteratura. E’ riuscita senza saperlo nel suo intento di diventare celebre, è riuscita a lasciare opere colme di significato che hanno ispirato molte scrittrici famose venute dopo di lei.

 

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