LE CAUSE DEL CALO DI INTERESSE PER I LIBRI

” Giro d’affari da 3,7 miliardi di euro, 581 mila titoli commercialmente vivi, 2.900 case editrici. Sono questi i numeri che disegnano il perimetro del settore librario in Italia nel 2007: un mercato che, seppur ancora in crescita, ha mostrato però segni di cedimento. Nei primi mesi del 2008 infatti le vendite hanno registrato un calo dello 0,1% a marzo e del 3,4% ad aprile. Non solo: resta il fatto che gli italiani leggono poco e che il numero dei lettori si sta progressivamente riducendo.”

Ecco una delle notizie sostanziali della giornata, in rete. Da lettrice assidua, cerco di  mettermi nei panni della gente in maniera diversa, per capire cosa possa spingere i lettori a leggere di meno. Sicuramente il prezzo dei libri ha il suo peso, specialmente per i ragazzi e i giovani, e tutto sommato non è difficile al giorno d’oggi trovare libri usati, oppure di collane economiche, o andare in biblioteche dove la lettura è totalmente gratuita. Un altro problema che mi viene in mente è il tempo disponibile per la lettura, ma anche per quello ho delle remore, perché una mezz’oretta al giorno per la lettura non manca a nessuno, anche solo un paio di paginette sono sempre ben spese.
Con più  probabilità il calo di interesse nel prodotto librario non è una questione né economica né di tempo, perché di soldi e tempo per cellulari, auto e cosmetici c’è sempre, per chi può e sa spendere. Il punto è la mancata visione conoscitiva del libro.
Se si considera che il mezzo per conoscere più usato da tutti, che favorisce la pigrizia, è la tv, è facile capire  come a nessuno venga voglia di scomodarsi a sfogliare delle pagine. Come sempre, è il sostrato culturale che fa la differenza, cioè gli insegnamenti che ci vengono inculcati da ambiente e persone che ci circondano, connessi anche alla capacità di voler conoscere sempre più cose del mondo in cui si vive.
Se manca questa spinta alla conoscenza, è inutile intestardirsi con ogni altro tipo di spiegazione che giustifichi il ribasso.
E’ anche vero che nelle scuole, dove si dovrebbe impartire l’amore per i libri e soprattutto per la conoscenza, si impongono letture totalmente inadatte ai giovani. Mi spiace doverlo dire ma è ciò che ho sempre pensato: far leggere Manzoni e Foscolo alle elementari non ha alcun senso. Così come non ha senso far sviscerare ai ragazzini poesie di alto contenuto storico, intellettuale e artistico, se prima non si è insegnato loro a capire cosa sia la storia, l’arte e l’intelletto. Basti pensare che solo un bambino su dieci, per fare un esempio, può sviluppare in sé un processo di acquisizione di questi concetti perché predisposto. Gli altri, non predisposti, devono essere avvicinati in maniera migliore, più tenera, all’apprendimento delle categorie conoscitive.
Bisognerebbe individuare i gusti e le passioni dei giovani, per poterli mettere sulla giusta strada della lettura, certi che crescendo essi sapranno affiancarla a tutte le pratiche moderne di conoscenza come tv e pc. Non è necessario che si escludano, ma che si affianchino dolcemente.
Penso alle leggi della biblioteconomia di Ranganatan: – Ad ogni libro il suo lettore, e ad ogni lettore il suo libro! –
E soprattutto capire che comprare e leggere libri non rimbambisce la mente, come in molti pensano, esclamando che il tempo va usato per cose costruttive come produrre, lavorare e costruire, perché i libri aprono la mente, e se una persona ha la mente aperta, allora si che arriva lontano!

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