I FRATELLI KARAMAZOV A TEATRO – DI MARINELLA ANACLERIO

 

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Tutte le volte che ho letto questo libro, che è anche il mio romanzo preferito in assoluto, mi sono sempre immaginata i personaggi per filo e per segno, nel loro aspetto estetico, nel loro modo di comportarsi, di muoversi, di rapportarsi. Dostoevskij ne offriva una descrizione non tanto attraverso lo schema classico di narrazione tipica (alto, biondo, occhi neri, ecc..) ma attraverso i dialoghi, le movenze, le idee. A tal punto che nel leggerlo sentivo vibrare dentro me i personaggi, li sentivo pulsare a tal punto da potermi immaginare la vicenda in termini reali, assolutamente reali. E pieni e traboccanti di passioni torbide e violente, come solo nei libri di Dostoesvkij è possibile viverne! E quindi, andare a vedere la rappresentazione teatrale di questo capolavoro, è stato per me un colpo, un fulmine!!!  L’adattamento teatrale di questa versione è di Marinella Anaclerio, che lo ha saputo riportare in scena in maniera fedelissima, per quanto riguarda proprio l’identità dei personaggi. Pur se tralasciando tutta la parte storica che questo libro si porta con sè, nonchè quella politica, ha invece sottolineato con maestria e cura le dissertazioni sulla religione, sulla felicità dell’uomo, tutti quei discorsi così pericolosi e contorti che Dostoevskij amava sempre affrontare nelle sue opere e che nei Fratelli Karamazov saltano fuori con una passione e maestria indescrivibile. Per altro, la suddetta regista ha lasciato invariati moltissimi dei discorsi principali, dei monologhi che nel libro duravano anche moltissime pagine, lasciandomi allibita sulle potenzialità degli attori di riuscire ad imparare a memoria tutto questo!!! Davvero eccellenti.

Allora, c’è da dire che l’attore principale, Giovanni Costantino, era a dir poco…meraviglioso! Raffigurava esattamente l’idea che mi ero fatta di Alekseij Karamazov, ed è riuscito ad interpretarlo con la stessa innocenza e lo stesso spirito libero che il personaggio stesso si porta, nonostante tutto, per tutte le pagine del romanzo. Lui è in assoluto il mio personaggio preferito, difficile ora spiegare perchè senza dar per scontata la lettura del testo, basti solo pensare all’incrollabile bontà del personaggio in presenza del quale anche i cuori più torbidi sono costretti a guardarsi dentro, per affrontare i propri fantasmi interiori.
Ma è stato bellissimo anche constatare come fosse identico a come lo avevo immaginato, il personaggio di Ivan (Fulvio Cauteruccio), in assoluto il migliore degli attori in scena (anche se a volte aveva la voce di Riccardo Cocciante e da un momento all’altro ci aspettavamo di sentirlo cantare Margherita o il Gobbo di Notre Dame), che ha imparato a memoria tutta quella parte sull’ateismo, sulla religione, che era la mia parte preferita del libro (quella durante la quale in molti si sono addormentati definitivamente in teatro…) lasciandomi senza parole! Geniale, assolutamente!!!

Vabbè che andare a teatro è sempre per me un’esperienza assolutizzante e travolgente. Non penso che mi piacerebbe essere attrice di teatro, quanto invece mi piacerebbe che qualcuno proponesse in scena qualcuna delle cose che ho scritto. Questo si, mi piacerebbe e il pensiero, ogni volta che vado a teatro, mi diverte tantissimo. Mi emoziona il profumo di incensi che c’è fra le sedie, mi emozionano le luci, le musiche che sembrano provenire dal nulla, i costumi di scena, mi emoziona e spaventa cogliere gli impercettibili errori degli attori che recitano, mi appassiona potermi far travolgere dalle emozioni dei miei personaggi preferiti, nel caso in cui io conosca la storia che sto vedendo. La scena del monologo fra Ivan e Alekseij me l’ero immaginata centomila volte, l’avevo anche letta in classe al liceo durante una lezione di filosofia, senza contare che è stato proprio leggendo quel pezzo di libro su una antologia a liceo che ho scoperto l’esistenza di Dostoevskij e di tutta la magnifica letteratura Russa.(si, lo so che potrete pensare che è pesante…ma a me piace!)

Ah, insomma…Quante risposte, quante rivelazioni. Questa è e sarà sempre la storia più attuale che sia mai stata scritta, quella che non ha mai finito di dire ciò che aveva da dire.

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