BIANCA COME IL LATTE, ROSSA COME IL SANGUE – ALESSANDRO D’AVENIA

Ho recentemente scoperto che, per invogliare i ragazzi alla lettura durante il periodo scolastico, molti professori hanno iniziato ad assegnare la lettura di “Bianca come il latte, rossa come il sangue” di Alessandro D’Avenia, che ora che ci penso, è anche su Facebook e Twitter. Spesso mi sono trovata a leggere i suoi commenti letterari, è molto seguito su entrambe le piattaforme!  Ora però, a questo  suo libro non ci sarei mai arrivata probabilmente, seguendo la mia scia di letture. Ma quando ho chiesto un po’ in giro, tramite social network, a un campione di ragazzini quale fosse il loro libro preferito, ho ricevuto due risposte unanimi. Una è stata “io non leggo ahahahahah”, l’altra è stata il titolo di questo libro “perché è l’unico che sia mai riuscito a finire e me lo ha consigliato la professoressa”.


Sicché, viste tali premesse, mi sono detta che dovevo leggerlo e sapere quale fosse la sua magia. Infatti, nonostante stia ancora rileggendo l’Idiota di Dostoevskij (vedi post precedente per capire di che problemi mentali soffro), ho preso subito questo libro e l’ho divorato in poche orette. Ribadisco che è un libro cui non sarei mai arrivata da sola, forse perché si tratta di una storia palesemente scritta per i ragazzi. Ho tuttavia apprezzato l’intento dello scrittore di inserire citazioni e passi di letteratura classica e antica. Ho infatti letto che D’Avenia non è certo il primo venuto: dottorato in Letteratura Greca, se non erro, e tesi incredibile a proposito del rapporto con le Muse! Sarebbe bello poter leggere questa tesi.

Insomma, è chiaramente visibile il motivo per cui questo libro piace. Storia di un ragazzo a scuola, si toccano tematiche piuttosto note, lo studio, il calcetto, gli amici, i problemi con la famiglia, ne ho letti tanti simili all’epoca. Comunque, non mi tiro mai indietro dal leggere libri ritenuti “noti”, così come non mi tirai indietro dal leggere “Tre metri sopra il cielo” (che mi piacque, non fosse altro che finiva fottutamente male, anche se era scritto coi piedi).

Dunque, un punto di originalità di questo testo risiede certamente nella coraggiosa scelta di Leo di perseguire sino alla fine il suo sogno d’ amore per Beatrice. Io credo che nessuno lo farebbe mai. Non alla sua età. Non QUELLA scelta. Però se mai fosse accaduto per davvero ciò che lui fa per lei, allora ci sarebbe davvero da restarne sorpresi. Inoltre, mi ha fatto piangere tantissimo la serie di incontri che ha con lei: il primo in assoluto, mi ha sconvolta. Io credevo che lui non sarebbe mai riuscito a “toccarla” davvero, che sarebbe rimasta davvero impalpabile come la Beatrice del Dante. E invece no, lui sfonda il muro e ce la fa. E per questo ha tutta la mia ammirazione.
La figura di Beatrice poi, è davvero la più bella di tutta la storia. Attaccarsi al divino per terrore della morte è una scelta apparentemente banale, e da me non condivisibile. Ma cosa poteva fare una ragazza di 17 anni, così indifesa se non questo? Sapere di non avere alcuna possibilità ti fa aggrappare naturalmente a quelle illusorie, temo.

Ho ancora il magone addosso, dato che l’ho appena terminato. Ma devo ammettere che a me i libri così piacciono. Sono semplici e mi piacciono. Perché nella loro semplicità commuovono e mi fanno riflettere sul fatto che talvolta ci vuole un volo semplice per nutrire la nostra immaginazione. Non penso sia una contraddizione leggere libri di peso e libri semplici e trovare di amarli entrambi. Poco ma sicuro, non sarò mai un critico letterario e semmai lo diventassi, certamente non sarei una delle migliori. Mi schiero comodamente dalla parte degli scrittori. Sicché, trovo il bello in tutti libri che leggo perché intravedo l’anima di chi li ha scritti e rinvengo un pezzo di cuore lasciato lì, sotto le parole, pronto per essere donato in forma di scritti a qualcuno che lo prenda. Visto che, prima che quel libro esistesse, qualcuno quel cuore, lo rifiutò.

Ecco cosa mi ha suggerito questo romanzo. E’ un piccolo cuore donato, con chiarissimo intento, a dei lettori semplici, che si approprino del ricordo della povera Beatrice e si portino in petto l’idea che c’è un modo di rendere belle, seppur per poco, anche le cose più orride e ingiuste della vita. Se tutti avessero il coraggio di Leo, forse, nonostante il brutto, qualcosa di positivo in più si riuscirebbe a seminare. Lo spiacevole della nostra esistenza non si cancella e un dio, purtroppo, non esiste se non in un libro di mitologia che è stato scambiato per qualcosa che non è. Ma esistiamo noi, e noi possiamo tutto finché ci siamo e il tutto comprende anche l’essere originali e l’essere capaci di donare indipendentemente da ciò che riceviamo.

E’ difficile, specie quando si cresce, riuscire a farlo ancora. Ecco cosa pensavo, mentre leggevo. Leo è piccolo, non ha nemmeno diciotto anni e io a diciotto anni, come lui, scrivevo moltitudini di lettere che non avevo il coraggio di consegnare. E se le consegnavo, non ricevevo mai una singola risposta. Ora ho quasi trent’anni e non scrivo più nessuna lettera e ciò che scrivo lo tengo ben stretto per me. Che un giorno qualcosa di mio possa volare lontano, come è volato questo romanzo che, senza ombra di dubbio, tanti ragazzi che altrimenti nemmeno leggerebbero mai, hanno amato e compreso per la semplice verità che si porta dentro.

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