GARGOYLE – ANDREW DAVIDSON

Gargoyle

Qualche anno fa, in una delle mie classiche peregrinazioni a naso in libreria, mi sono imbattuta in questo romanzo. Non avevo mai sentito parlare prima dello scrittore, Andrew Davidson. Infatti, Gargoyle è la sua opera d’esordio. In precedenza, il buon Andrew, canadese, ha però insegnato in Giappone ed è laureato in Letteratura Inglese. Se questi piccoli dettagli apparentemente insignificanti della sua biografia (significativi per suscitare il mio interesse), non fossero stati sufficienti, mi bastò a suo tempo leggere la prima pagina del romanzo per capire che non desideravo altro che leggerlo e che l’argomento trattato mi sarebbe certamente piaciuto. Arrivo al dunque. Non credo di fare opera di spoiler se, in poche righe, riassumo ciò che già troverete scritto nelle prime pagine della storia. Il personaggio principale, di ritorno da una delle sue nottate a base di cocaina e alcool, subisce un terribile incidente stradale e oltre a scaraventarsi giù da un precipizio, resta irrimediabilmente incastrato nella sua auto che va a fuoco. Giunti i soccorsi per tempo e complice l’acqua del torrente in cui poi l’auto finisce alla fine del suo miserevole crollo, l’uomo potrà dirsi salvo. Ma a che prezzo?

Le prime cinquanta pagine del romanzo vi spiegheranno dettagliatamente quel prezzo. Il nostro povero personaggio, all’epoca un pornodivo di modesta fama, molto bello, piacente, dalla vita piuttosto difficile e forse un po’ troppo consumata nel vizio, resta orribilmente sfigurato dal contatto col fuoco. Tutto il suo corpo e il suo viso subiscono ustioni di diversi gradi, i peggiori. Le prime pagine, per l’appunto, non risparmiano nessun dettaglio medico a proposito, a tal punto che non vi sembrerà strano iniziare a sentire dolore sotto la vostra pelle, mentre leggete degli interventi chirurgici che subisce, delle pene che soffre e dei terribili pensieri che si pone a proposito della sua vita futura, il giorno in cui si troverà a dover uscire dall’ospedale. Superata questa cinquantina di pagine di puro dolore, che sfiorano per certi versi alcune atmosfere sofferenti di Invisibile Monster (altro capolavoro amato dalla sottoscritta), la storia inizia. E nell’ospedale in cui è ricoverato il nostro povero amico, giunge una figura inaspettata: Marianne Engels, una schizofrenica che si occupa di scolpire Gargoyles e sa farlo così bene da metterci tutta sé stessa, sin troppo…

Prima di tutto, c’è da dire che adoro le storie in cui i personaggi si ritrovano bruciati, mutilati, sofferenti et similia, poiché anche nel romanzo che sto scrivendo io, è presente un personaggio simile. Quindi avere dei modelli da conoscere, fa sempre piacere. In secondo luogo, Davidson si dimostra un appassionato lettore oltre che scrittore e dissemina il romanzo di miriadi di rimandi, piccole citazioni ed echi letterari che legano la comprensione del vero senso della storia ad un passato di letture personali, ad un filo di collegamenti antichi che arriva ben presto a tangere perfino Dante e l’Inferno, non casualmente considerato che la storia narra di un ustionato grave. La trama così, si sposterà agilmente tra l’affannoso mondo presente del nostro povero e i racconti simbolici e archetipici di  Marianne, che trasportano il lettore in una dimensione lirica, affascinante e che conferiscono un ennesimo senso alla storia narrata nel presente. Quattro racconti, narrati da Marianne in persona, all’interno del romanzo, apparentemente slegati rispetto alla trama originaria, si susseguono senza un immediato senso, che naturalmente andrà svelandosi man mano che ci si avvicina alla fine. Così come anche andrà pian piano dipanandosi la segreta matassa che unisce tutti i personaggi di questo romanzo, in cerca di una propria espressione personale, di una propria libertà scavata a duro prezzo tra le crepe di quelle stesse pietre da cui Marianne fa vivere e libera i suoi gargoyles.

La lettura scorre in maniera semplicissima, mai banale e tocca momenti di poesia così alta da lasciare senza fiato. Davidson sa perfettamente cosa dice e sa come dirlo. E il rapporto via via più stretto e intenso che si crea tra i due personaggi, apparentemente legati dal nulla, ma in realtà accomunati da un destino e da profondi motivi di condivisione emotiva, lascia senza parole per la sua originalità. E’ sempre difficile parlare d’amore. Ma questo, che è un romanzo d’amore e sofferenza, sfiora la perfezione. Ed entra di diritto nella folta ma per nulla scontata classifica dei miei romanzi preferiti. Quelli che ho riletto, che rileggerò, che regalerò e amerò.

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