LIMONOV – Emmanuel Carrère

Ho letto Limonov di Emmanuel Carrère su consiglio dei lettori di un gruppo di lettura su FB che sono solita frequentare da qualche tempo. Stavo pensando a un modo originale per introdurre la recensione di questo libro, ma mi sono resa conto che trovo molte difficoltà a farlo, per un semplice motivo: Limonov non è un romanzo, ma è il racconto biografico, in parte romanzato, che Emmanuel Carrère scrive, previa autorizzazione dello stesso Limonov.
Per spiegare questo libro, dunque, è necessario chiarire chi siano Carrère e Limonov, piuttosto che tentare di accennare alla trama.

org_12203_img1Emmanuel Carrère è uno scrittore e sceneggiatore francese.
Premetto che prima di leggere Limonov non ne avevo mai sentito parlare (sono stata così impegnata con i classici russi, da perdermi quello che è successo di recente a livello letterario da quelle parti), ma non appena ho appreso che il romanzo trattava di un poeta e attivista politico, ho deciso immediatamente di colmare la mia lacuna.
Ho inoltre spulciato, come sono sempre solita fare, tra le notizie riguardanti Carrère e ho scoperto che tra i suoi scritti annovera anche un saggio su Philip K. Dick, “Io sono vivo e voi siete morti” (che cita all’interno del libro di cui vi sto parlando, spiegando le motivazioni della sua passione per il noto autore di romanzi fantascientifici).
Carrère si intende molto di politica e di storia, è nato in una famiglia molto colta e culturalmente elevata di Parigi e grazie alla madre, studiosa di storia, scrittrice e membro dell’Académie française (che se non vado errando, è una specie di Accademia della Crusca francese), si è trovato più di una volta a contatto con gli ambienti e le persone giuste per poter sviluppare le sue doti di scrittore e osservatore del mondo.
Oltre alla passione per Dick e per i romanzi russi, che affiora così chiaramente dalle pagine del suo libro, è molto coinvolto dall’analisi interiore della sua vita e ne trae profonda ispirazione per i suoi scritti, spesso autobiografici.

main_largeLimonov invece, è il fondatore del partito politico NazBol (Nazional Bolscevico), nonché poeta e scrittore. Nasce in Russia nel 1943, a Dzeržinsk. Si trasferisce con la famiglia, non propriamente benestante, in Ucraina e dopo aver vissuto una infanzia piuttosto tormentata, inizia a desiderare per sé una vita migliore e si trasferisce a Mosca, poi a New York e a Parigi in cerca di fortuna, certo di riuscire a farsi conoscere con i propri scritti. Vive una vita fatta di alti molto eclatanti e bassi paurosi. Povertà, separazioni affettive e incapacità di farsi apprezzare lo spingono più volte a toccare il fondo con acuta disperazione. Ma egli, sempre certo del proprio valore, e non privo di tenacia e mordente, si rialza in ogni circostanza, tuffandosi di petto in situazioni di conflitto in società, oltrepassando mode, gruppi sociali, conflitti armati, partecipando a guerre e dedicandosi poi totalmente alla sua attività politica di rivoluzionario.
Il diario di un fallito, il Libro dell’Acqua e le Memorie di uno Scrittore in Prigione, testimonianze concrete di queste esperienze, gli valgono la fama che per molto tempo ha inseguito.
Oltre alla sua attività poetica, si è distinto anche per la sua attività politica col partito Nazional Bolscevico nel quale per molto tempo si è voluto dipingere come feroce oppositore di Putin.

Apparentemente questi due personaggi hanno ben poco in comune e anche le rispettive carriere letterarie sembrano tenerli molto distanti. Carrère è uno scrittore di famiglia agiata, incentrato su sé stesso, un po’ intimista se vogliamo. Limonov è un uomo che ha cercato, contro tutte le difficoltà della vita, di farsi da sé, anche scendendo a compromessi con la sua vita.
Nonostante queste differenze, Carrère decide di tirarne su una storia, affascinato e allo stesso tempo sorpreso dalle vicende che hanno portato lo scrittore russo dalle stalle alle stelle, nel corso della sua vita. Nella biografia romanzata Carrère ci racconta la vita di Limonov in base alla lettura delle sue opere, alle parole che sono state spese su di lui da parte di noti intellettuali ancora in vita, di persone che hanno collaborato con lui o che lo hanno conosciuto da giovane. Traccia un percorso sempre molto dettagliato, in cui non tralascia mai di affiancare agli episodi significativi della vita del poeta anche la descrizione storica, con tanto di precisazioni e informazioni di natura politica e sociale che, devo ammetterlo, mi hanno lasciata senza parole per la loro chiarezza informativa.
Pregiatissima la prima parte del romanzo, dove tutte le atmosfere sono dipinte in perfetto stile da romanzo russo dell’ottocento. Meno efficace, più attenta al dettaglio storico che a quello biografico, e di presa minore la seconda parte che, tuttavia, racchiude gli eventi salienti della vita di Limonov, gli eventi che il clima e le atmosfere della prima parte della sua vita avevano solo contribuito a intavolare.

Inoltre, parlando di Limonov e delle sue aspirazioni letterarie, Carrère accosta i suoi tentativi di diventare scrittore a quelli che possiamo considerare i tentativi riusciti dei suoi contemporanei scrittori russi.
Qui Carrère è per me impareggiabile, quando sciorina uno dopo l’altro l’elenco dei più bei romanzi russi moderni e contemporanei, contestualizzandoli e raccontandoli con estrema semplicità, senza perdersi in chiacchiere: mostra ogni opera o movimento letterario, nominandolo nella sua veste storica.
Infatti, pur non avendo ancora letto molte delle opere da lui citate, ho preso nota di tutto perché davvero affascinata dal suo modo di presentare altri capolavori, con l’occhio dello scrittore ma soprattutto dell’attentissimo lettore avido. Cito testualmente, di seguito:

“Ve ne consegnano una copia, e voi ne fate qualche altra. Con questo sistema è circolata più o meno tutta la parte viva della letteratura sovietica. Bulgakov, Mandel’stam, la Achmatova (di cui devo assolutamente parlare più in là visto che l’adoro), la Cvetaeva, Pil’njak, Platonov…”

E ancora:

“C’era la letteratura ufficiale. Gli “ingegneri dell’anima”, come una volta Stalin aveva definito gli scrittori.”

E qui, magistrale:

Mosca sulla Vodka è il grande poema dello zapoj, l’ubriacatura russa di lungo corso a cui, sotto Leonid Breznev, tendeva ad assomigliare la vita intera. La squallida, catastrofica odissea dello sbronzo Venedikt fra la stazione Kurskaja a Mosca e Petuski, un centro sperduto all’estrema periferia; centoventi chilometri in quarantott’ore, senza biglietto ma con l’aiuto di un imprecisato numeri di litri di alcolici: vodka, birra, vino e soprattutto cocktail inventati dal narratore, che ne fornisce ogni volta la ricetta – la Lacrima della Komsomolka, per esempio, è una miscela di birra, white spirit, limonata e deodorante per piedi. Protagonista alcolizzato, treno ubriaco, passeggeri avvinazzati: sono tutti sbronzi in questo libro basato sulla convinzione che “tutti gli uomini di valore, in Russia, bevono come spugne”. Per disperazione, e perché in un mondo di menzogne soltanto l’ubriachezza non mente. Lo stile, volutamente enfatico e burlesco, è una parodia del politichiese sovietico, le frasi sono citazioni storpiate di Lenin, di Majakovskij, dei maestri del realismo socialista. Tutti gli “under”, come gli appartenenti all’underground chiamavano se stessi, si sono riconosciuti in questo trattato del fatalismo e del coma etilico.”

E anche:

“Solzenicyn ha passato dieci anni a raccogliere in segreto le testimonianze di duecentoventisette ex zek – occultando i manoscritti riempiti dalla sua minuta grafia e ricavandone microfilm da far passare clandestinamente in Occidente -, a erigere quel monumento, Arcipelago Gulag, che viene pubblicato in Francia e negli Stati Uniti all’inizio del 1974, e di cui Radio Liberté inizia a trasmettere la lettura.”

Ma di Solzenicyn cita anche “Una giornata di Ivan Denisovic”, o  il gruppo che girava intorno alla Achmatova, assieme al marito Gumilev e agli acmeisti. Cita ovviamente “Il Dottor Zivago”, e si perde il conto dei riferimenti che fa, anche all’interno di narrazione, a Dostoevkskij.

La vita di Limonov scivola così, a volte centralissima nella narrazione, a volte solo di sfondo e accennata a tratti, così come a tratti la vita dello stesso poeta si è tenuta in sfondo ai margini della società che conta, da lui disperatamente ricercata e infine raggiunta e scalata.
Non manca, all’interno di questa biografia, l’occasione per Carrère di parlare di sé.
Dal momento che non lo conoscevo come scrittore e figura intellettuale, all’inizio ne ero rimasta perplessa. Come mai, mi domandavo durante la lettura, costui finisce per narrare interi episodi della sua vita (contemporanei a quelli della vita di Limonov), quasi dimentico di star trattando la storia della vita di un altro?
Venendo poi a sapere che ama molto parlare di sé e scrivere opere ispirate alla propria vita, non mi è sembrato poi così strano.
Carrère ammira Limonov, a tratti né è anche terrorizzato. Più volte, ci dice all’interno della sua opera, ha pensato di lasciare quest’opera incompleta, di non portarla avanti, proprio a causa del contraddittorio carisma che risulta dagli eventi della vita del poeta russo. Ma ne emerge soprattutto il fascino che lo scrittore francese subisce nei confronti di questa vita così avventurosa.
Una vita colma di zone oscure, di solitudine e di povertà, ma anche di rabbia repressa e di voglia di primeggiare sul dilagante senso di inferiorità e la perenne sensazione di sentirsi un fallito, invisibile e allo stesso tempo incompreso, che caratterizzano la vita di Limonov.

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