IL CARDELLINO – DONNA TARTT

Ogni volta che entrate in libreria lo vedete. Il Cardellino vi fissa dallo scaffale o dal ripiano, sfolgorante nella sua copertina bianca. Enorme e imponente, nelle sue novecento e passa pagine fitte. Intrigante, con quel musetto di uccellino che spunta dallo squarcio. E ripensate a tutte le recensioni che avete letto in merito, ai pareri positivi, al tanto parlare a proposito di questo romanzo che da tempo vorreste leggere, ma non avete ancora avuto il coraggio di prendere in mano. Se state cercando forti motivazioni per iniziare a leggerlo, ve le fornisco io.

Questa non è la prima né l’ultima recensione che vi capiterà di ascoltare su questo romanzo, tuttavia volevo parlarvene lo stesso perché mi è piaciuto davvero. L’ho letto in gran parte in aereo, mi ha aiutata a non pensare a quanto sono spaventata dal volo. Inoltre, tra le tante tematiche di cui si parla nella storia, una in particolare mi ha colpita e segnata.

Nel Cardellino, leggiamo la storia della vita di Theo Deckar. Questo ragazzino perde la madre giovanissimo. Entrambi si trovano coinvolti in un attentato terroristico al Metropolitan Museum di NY, nel quale lei perde la vita. L’incidente viene narrato immediatamente dal personaggio, in una sorta di lunghissimo flashback colmo di memorie, e si può considerare non tanto come l’evento centrale della vita di Theo, quanto il momento in cui la linea retta e prevedibile della sua esistenza comune subisce una brusca deviazione imprevista. Deviazione che lo costringe, in parole povere, a inventarsi una nuova vita, a costruirsi una identità prima del tempo.

Infatti, la vita di Theo, da quel momento in poi, non è paragonabile a quella di un bambino normale. Privato della sua figura genitoriale cui era profondamente legato per istinto, affetto e per comunanza di sensibilità, Theo è costretto a riadattarsi alla vita, dopo la grande perdita, con strumenti del tutto nuovi e impensati. Paradossalmente, lo strazio e l’instabilità che contraddistinguono il suo percorso di vita, sballottato tra persone che devono occuparsi di lui e persone che vogliono occuparsi di lui, gli aprono le porte di riflessioni nuove. In parole povere, grazie al dramma della perdita della madre, Theo acquisisce un nuovo sguardo sul mondo. Disincantato, forse velato di costante malinconia e solitudine, ma anche profondamente attento ai dettagli, alle coincidenze e al senso nascosto delle cose.

Ecco come appunto, su tutto il percorso di vita che egli vive, si staglia l’ombra eterna della madre, in cui egli trova la perfetta origine del proprio sentire, della propria dolcezza naufragata in un mondo che rende tutto difficile. Lì, si staglia anche l’ombra di un quadro, il Cardellino (dipinto realmente esistente, ad opera di Vermeer), che il bambino trafuga dal museo, poco dopo l’esplosione della bomba, su suggerimento di un uomo col quale ha occasione di scambiare parole in attesa dell’arrivo dei soccorsi.

Questi due eventi diventano per lui il cuore pulsante dell’esistenza. La madre, eterna fonte di luce e speranza, la sua assenza dolorosa che si sostituisce a lei, e il quadro come ombra oscura, un fulcro di sensi di colpa e di occasioni di toccare con mano il peccato, che portano Theo su una strada spesso costellata di bugie, eccessi e sbando. Una via però sempre vissuta all’insegna del senso. Del sentimento. Del percepire la verità delle cose, i motivi delle azioni del prossimo, sino alla grande rivelazione conclusiva, tanto ambita dall’umanità intera, sul senso della vita.

Per fare questo, Donna Tartt si serve di tanti stratagemmi narrativi eccellenti. Descrizioni minuziosissime, impeccabili. Mai noiose. La mole di pagine è dovuta proprio a questo. Abilmente inframezzate nella storia sono le descrizioni dei sentimenti dei personaggi che Theo incontra. Amici, amori, maestri, confidenti e anche nemici. Veri e propri ritratti umani in un romanzo che è anche una ottima occasione per la Tartt per parlare di arte e del senso dell’arte per la vita umana.

Così, a mo’ di esempio, mi ha colpito tra i tanti stratagemmi, quello in cui attraverso gli occhi attenti di Theo, ci troviamo a veder descritti i personaggi non solo tramite il loro abbigliamento, ma tramite l’arredamento delle loro case o uffici. Addirittura citando per esteso titoli di libri contenuti nelle librerie dei personaggi. Occasione per comprendere immediatamente e con un colpo di genio, che tipo di personaggio ci troviamo a conoscere, così come faremmo con un nuovo amico del quale dovessimo trovarci a sbirciare i libri nella sua stanza.

Devo proprio dire, tanto per far salire la curiosità, che il finale di questo romanzo vale da solo l’acquisto e la lettura dello stesso. A voi la scelta di intraprendere questa lettura per arrivare ad assaporarlo e conoscerlo. E’ un libro che richiede impegno, ma non fatica. E che alla fine ripaga del tempo speso e non ti lascia con un senso di vuoto, ma con la consapevolezza reale di aver letto un romanzo che resterà nel tempo. Le cui parole si sedimentano nel cuore e non vanno più via. A dimostrazione di ciò, vi dico solo che ho finito di leggerlo alla fine di settembre e tuttora ne ricordo chiaramente ogni singolo elemento, il calore e la vita che il personaggio di Theo emanava mentre mi infilavo nei suoi panni per leggere la sua storia. Non perdete l’occasione di vivere anche voi quest’esperienza.

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